Approvato dal Consiglio dei Ministri il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale (IA). Per raggiungere gli obiettivi essenziali anche Banda Ultralarga e 5G

Il Consiglio di Ministri ha approvato il 24 novembre scorso uno degli atti di pianificazione più significativi degli ultimi anni: il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale 2022-2024.

Non inganni il periodo triennale: si tratta di un documento i cui effetti, se le misure saranno realizzate nell’ambito del PNRR e non solo, si misureranno in molti anni a venire.

Elemento significativo è la concretezza. Il documento infatti, elenca 24 politiche: 5 riguardano i talenti e le competenze, 8 si riferiscono al mondo della ricerca e 11 alle applicazioni pratiche.

Il documento, frutto del lavoro di tre ministeri – Università e Ricerca, Sviluppo Economico e Innovazione tecnologica e la transizione digitale – ha l’obiettivo di “rendere l’Italia un centro sull’intelligenza artificiale competitivo a livello globale, rafforzando la ricerca e incentivando il trasferimento tecnologico”.

Una parte importante è dedicata al mondo della Pubblica Amministrazione, compresa quella locale. In particolare l’obiettivo numero 5 è molto chiaro quando prevede di “sviluppare politiche e servizi basati sull’IA nel settore pubblico promuovendo l’innovazione, l’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale e la cooperazione tra centri di ricerca, industrie ed enti pubblici”. Rispetto alla PA vengono individuati questi ambiti di azione: Cultura e turismo, Ambiente, infrastrutture e reti, Città, aree e comunità intelligenti.

L’infrastrutturazione digitale, con la Banda ultralarga e il 5G, diffusa e pervasiva, è la precondizione per il successo di diverse tra le misure indicate nel documento. Infatti, lo sfruttamento (ma anche la creazione) di grandi basi di dati, è possibile – o, meglio,  facilitato – da infrastrutture della adeguata capacità. Inoltre, molti dei servizi e degli strumenti citati nel documento, hanno bisogno di connessioni ad alta velocità, capacità e prestazione. Quindi, oltre alla necessità di competenze e procedure adeguati, è chiara l’esigenza anche di infrastrutture digitali altrettanto adeguate.